Deriva social, l’ultima frontiera del degrado sono le “battaglie di aura”
Due adolescenti si mettono faccia a faccia, circondati da una folla. Si guardano e si preparano ad un gara. Non ci sono colpi, né rime improvvisate e neanche una sfida di ballo tradizionale. Per vincere bisogna dimostrare chi ha più “aura”. Sono l’ultima frontiera del degrado umano e del vuoto di significato al quale sono giunte le ultimissime generazioni. Queste competizioni sone le cosiddette battaglie di “aura farming” che hanno portato per strada un linguaggio nato sui social network. I ragazzi, si sfidano con gesti, pose e reinterpretazioni di alcuni dei “meme” e dei video virali più riconoscibili di internet. Il fenomeno ha già dato vita a raduni in diversi Paesi dell’America Latina, tra cui Messico, Argentina, Brasile, Perù e Bolivia, e ora è arrivato anche in Europa. Il primo posto dove si sono registrati questi raduni è la Spagna. Per trionfare bisogna conoscere i codici di TikTok e padroneggiarli con sfacciataggine. Il concetto nasce dall’unione di due termini. La misteriosa ‘”aura” viene usata per descrivere lo stile, l’atteggiamento o il carisma che una persona trasmette. Il vincente in questo mondo folle è un personaggio sicuro di sé e, dunque, popolare e coinvolgente. Il termine inglese “farming” arriva dal mondo dei videogiochi, e indica il ripetere certe azioni per ottenere punti o accumulare risorse. Durante uno di questi scontri un adolescente, alla fine del torneo, pare si sia portato a casa i 3.000 pesos di premio, circa 177 dollari. Il fenomeno è cresciuto fino al punto da arrivare persino al calcio professionistico. Il club argentino del Boca Juniors ha colto la tendenza per pubblicare su X un’immagine del centrocampista Santiago Ascacibar mentre festeggia un gol e scherzare sul fatto che la sua aura fosse imbattibile. D’altra parte una delle mosse più note è la celebre esultanza di Cristiano Ronaldo. In queste sceneggiate e pagliacciate dominano i “brainrot”, personaggi “no sense” e il “six-seven”, binomio di parole ripetuto in maniera ossessivo-compulsiva e priva del minimo valore semantico. Insomma nel terzo decennio del terzo millennio ciò che emerge dal mondo dei giovani è una sorta di desiderio di creare un codice comunicativo che escluda gli adulti dal loro mondo fatto di desiderio di evasione da tutto ciò che comporti ragionamento, riflessioni, elaborazioni mentali e produzioni proprie. Logicamente non tutti i ragazzi sono attivamente coinvolti e non tutti ne sono attratti ma sempre più giovanissimi comunicano tra loro con questi linguaggi d’avanguardia, ammesso che fare smorfie e mossette possa considerarsi avanguardistico e non primitivo e, per certi versi, avvilente e preoccupante.
Articolo a cura di
Francesco Di Somma
