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Napoli: Voglia di riscatto oltre l’assuefazione.

Napoli: Voglia di riscatto oltre l’assuefazione.

di Leandro Del Gaudio

(dalla prima pagina de Il Mattino 1 Luglio 2026)

Sì, d’accordo i fronti caldi nella nostra area metropolitana sono tanti. È anche vero che non è possibile presidiare tutte le piazze e le strade ad alta densità di popolazione, né è concepibile che ci sia un agente di polizia o un militare pronto ad intervenire per ogni litigio, scontro o momento di tensione estemporaneo.

Ma è anche vero che quello che si è verificato nel tardo pomeriggio di lunedì scorso in piazza Montesanto non può essere tollerato in nessuna città del mondo civile. Scene che fanno male, che rendono impotenti, che dovrebbero alimentare una riflessione su quanto sta succedendo a Napoli. Guardiamole assieme: una zuffa di una dozzina di persone; uomini e donne che si prendono a calci e pugni in una delle strade del centro cittadino, fino a scaraventarsi addosso sedie e contenitori della spazzatura. Per non parlare di quanto è accaduto subito dopo, con un energumeno che impugna un revolver e fa fuoco in aria, probabilmente per ricondurre tutti alla calma, fino ad arrivare al pezzo forte del pomeriggio da horror: la sagoma di un personaggio vestito di nero, che impugna un mitra di fabbricazione russa a caccia non si sa ancora di chi. Non fa fuoco, viene distolto dall’intenzione di puntare tra la folla, tanto che decide di disfarsi del suo Ak47 e di nasconderlo sotto un’auto. Una galleria di atti violenti durata una manciata di minuti, mentre decine di persone – tra passanti, residenti e turisti – sono costretti a scappare e a nascondersi sui binari della Cumana. Inevitabile una domanda: possibile che di fronte a questa sequenza di violenza, non siano giunti uomini delle forze dell’ordine? Che non sia piombata sul posto una pattuglia di uomini in divisa ad ammanettare soggetti armati, aspiranti killer, terroristi urbani e rissanti a vario titolo? Una domanda che va calata in un preciso contesto metropolitano. La zona che va da Montecalvario alla Pignasecca è stata di recente teatro di ben quattro stese. Chiaro il concetto? In meno di sette giorni, ci sono stati raid in San Carlo alle Mortelle, in via Laura Oliva Mancini, in piazzetta Trinità agli Spagnoli e ancora nei pressi di piazzetta Montesanto. Parliamo di un’area non più depressa, come veniva indicata fino a qualche anno fa. Anzi: è l’area del boom economico collegato al turismo, alla nascita di b&b, alla nuova movida cittadina, al fenomeno Murale di Maradona in via De Deo. Dunque, torniamo al punto di partenza: in attesa di scoprire chi c’è dietro a questi episodi, non sarebbe il caso di rivedere qualcosa in materia di ordine pubblico? Lodevole l’iniziativa del prefetto Michele di Bari, che – con l’istituzione delle zone rosse – ha inasprito controlli e accertamenti in materia di contrasto a gang metropolitane e a sbandati isolati. Decisivo il confronto tra vertici istituzionali, nel corso dei comitati per l’ordine pubblico, ma è chiaro che tutto ciò non può bastare. È chiaro che c’è un caso Napoli che non può essere eluso in sede governativa. Bene ha fatto da questo punto di vista il sindaco di Napoli Manfredi a contattare il ministro dell’Interno Piantedosi per chiedere più uomini nella nostra area metropolitana. Compulsato dai giornalisti, il sindaco si è posto una domanda: «Ci sono bande di giovanissimi che devono essere arrestate il più presto possibile. Il tema è di sgominare questi gruppi che credo siano noti alle forze dell’ordine e bisogna intervenire rapidamente». Una affermazione che rilancia la palla al di là dello steccato, ma in una duplice direzione: da un lato servono più uomini in divisa, quelli che abbiamo (e che svolgono un ruolo encomiabile) evidentemente non bastano; dall’altro, bisogna far scattare le manette «per sgominare questi gruppi». Tema, quest’ultimo, straordinariamente complesso. Ricordate cosa abbiamo scritto meno di un mese fa a proposito di indagini e arresti? Ci sono circa 1300 richieste di ordini di arresto pendenti ai piani alti del Tribunale. Aspettano una valutazione da parte dei gip, che – specie ora che c’è una guida quanto mai motivata – fanno un lavoro enorme, ma sono in numero inferiore rispetto ai piani tabellari. Mancano giudici. E le emergenze sono tante. Sì, d’accordo non si può risolvere sempre tutti i problemi di Napoli auspicando più manette. Ma è anche vero che – in nessun contesto civile al mondo – è possibile tollerare quelle scene di violenza cieca che – solo per fortuna – non hanno provocato altri lutti. Serve un cambio di passo, che ciascun segmento delle istituzioni si assuma la propria dose di responsabilità, senza più alibi e soluzioni di comodo: ne va del nostro futuro di città d’arte, capitale dello sport e grande meta del turismo internazionale.