“Sandokan”, Can Yaman sfida Kabir Bedi ma tra i due prodotti non c’è paragone
La prima puntata della nuova fiction sulla Tigre della Malesia, in onda ieri su Rai1, ha dominato con 5.755.000 spettatori. C’era grande attesa per il ritorno di “Sandokan” sul piccolo schermo con una produzione, annunciata da anni, che propone l’attore e modello turco, Can Yaman, nel ruolo che fu di Kabir Bedi nello sceneggiato a puntate del 1976, diretto da Sergio Sollima, e interpretato, fra i vari, da Carole André, Philippe Leroy e Adolfo Celi. L’opera fece la storia della televisione italiana e avvicinò generazioni e generazioni alle vicende tratte dai romanzi del ciclo indo-malese del prolifico scrittore Emilio Salgari. Sebbene il pubblico abbia preferito guardare il primo episodio della serie televisiva italo-francese rispetto ad altri programmi, i pareri sulla nuova versione sono molteplici e discordanti. Sono passati oltre cinquant’anni da quando andò in onda il vecchio prodotto e le moderne tecnologie sono ora invasive e penetrano a gamba tesa nella narrazione. Nel complesso il risultato è alquanto soddisfacente perché al pubblico sembra essere piaciuto anche per la presenza di Alessandro Preziosi nel ruolo di Yanez de Gomera. Eppure, nonostante il successo nel numero di spettatori, osservando il lavoro dei registi Jan Maria Michelini e Nicola Abbatangelo, si avverte immediatamente la percezione della finzione. Tutto sembra meno realistico rispetto alla produzione dello scorso millennio che viene rievocata attraverso la mitica colonna sonora firmata Oliver Onions; il confronto diventa inevitabile. Dunque saltano all’occhio la tigre fatta al computer, i paesaggi in stile da videogioco che risultano eterei ed artificiali oltre ai dialoghi tutt’altro che ottocenteschi. La perla di Labuan, Alanah Bloor, che nei romanzi è la giovanissima di origini napoletane Marianna Guillok, certamente intraprendente ma nelle misure consone al tempo storico, risulta una pimpante ragazza femminista e animalista, elementi realistici nella società del terzo millennio ma non nelle colonie inglesi dell’Ottocento. La componente epica e quella avventurosa, che dovrebbero essere fondanti, latitano e ancor di più le scene d’azione e di combattimento paiono poco credibili nonostante le enormi possibilità esistenti al giorno d’oggi per renderle realistiche. In sintesi siamo al cospetto di qualcosa di profondamente diverso. Per decenni nell’immaginario comune il pirata che lotta per l’amore e la libertà del suo popolo ha avuto il volto del mitico Kabir. Solo il tempo potrà dare risposta ma, se il buon giorno si vede dal mattino, attualmente sul “nuovo Sandokan” è notte fonda.
Articolo a cura di
Francesco Di Somma
