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Germania, Noel Urbaniak, lo “scugnizzo tedesco” sovverte gli stereotipi

Germania, Noel Urbaniak, lo “scugnizzo tedesco” sovverte gli stereotipi

Finisce la Uefa Nations League per la squadra di Luciano Spalletti. Ai Quarti di finale, nella gara di ritorno, la Germania affonda gli avversari nel primo tempo ma una reazione d’orgoglio azzurra vale il 3-3. La rimonta dell’Italia, però, non basta; passano i tedeschi. A Dortmund, tuttavia, l’eroe di giornata non è un calciatore ma un raccattapalle quindicenne. Si chiama Noel Urbaniak il ragazzino che al 36′, mentre il portiere azzurro Donnarumma abbandona la porta per protestare con l’arbitro, lancia il pallone a Kimmich per fargli battere subito il calcio d’angolo. La palla arriva a Musiala che ne approfitta e segna. È una rete d’astuzia, furbizia e scaltrezza, qualità proverbialmente attribuite ai napoletani e, invece, le dimostra tutte la squadra del popolo tedesco, notoriamente freddo, glaciale e rigoroso negli atteggiamenti. Al Signal Iduna Park gli stereotipi tradizionali non solo si annullano ma addirittura vedono i protagonisti della vicenda scambarsi i ruoli: Gianluigi di Castellammare di Stabia, come tutta la retroguardia italiana, si distrae scioccamente dagli sviluppi del gioco e si fa uccellare da un piccolo “scugnizzo tedesco”. Il giorno dopo la partita, la notizia è su tutti i giornali tedeschi. A riconoscere il merito del ragazzo è stato lo stesso Julian Nagelsmann, commissario tecnico della Nazionale Germania che ha dichiarato: “Tutti e tre, Kimmich, Musiala e il raccattapalle, sono stati di livello mondiale. Sono stati incredibilmente intelligenti”. Come ringraziamento, Urbaniak ha ricevuto un pallone autografato da Kimmich e una foto con il capitano. Inoltre, il direttore sportivo della Federcalcio tedesca, Rudi Völler, gli ha promesso un biglietto omaggio per la prossima partita casalinga della Germania. Dopo la partita, il primo pensiero del giovanotto, alla prima esperienza da raccattapalle, è stato per la madre, a cui ha subito mandato un messaggio vocale perché la mamma è sempre la mamma a tutte le latitudini e longitudini delle terra e non c’è stereotipo che tenga.

Articolo a cura di

Francesco Di Somma