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Mario Paciolla, un delitto insabbiato che chiede giustizia

Mario Paciolla, un delitto insabbiato che chiede giustizia

Avrebbe tra poco compiuto trentotto anni in questo mese di marzo il giornalista e attivista napoletano, troppo presto dimenticato dal Governo italiano. Il caso di Mario Paciolla grida ancora giustizia. Laureato in scienze politiche presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” nel 2014, Mario si recò in Colombia nel 2016 operando come volontario nella Peace Brigades International, organizzazione non governativa internazionale a tutela dei diritti umani. Nel 2018 iniziò una collaborazione con le Nazioni Unite come osservatore per la verifica del corretto svolgimento degli accordi di pace tra il Governo e le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia. Il suo prezioso operato venne bruscamente interrotto il 15 luglio 2020 quando venne trovato senza vita nella sua casa di San Vicente del Caguán. Sin dall’inizio la causa della morte di Mario Paciolla fu poco chiara. Pare che il ragazzo fosse stato ritrovato impiccato con un lenzuolo. Il decesso fu classificato come suicidio ma Mario di motivi per ricorrere a tale gesto proprio non ne aveva. Una mobilitazione generale e nuovi elementi imposero alle autorità colombiane di indagare su quattro poliziotti, accusati di aver consentito a funzionari delle Nazioni Unite di prelevare oggetti personali della vittima. La procura di Roma aprì un fascicolo per chiarire la causa della morte del giovane attivista partenopeo.  Il “caso Paciolla” fu seguito dal legale Alessandra Ballerini, che è lo stesso avvocato che si interessò dell’omicidio di Giulio Regeni. Tuttavia il 19 ottobre del 2022 la procura di Roma chiese l’archiviazione del caso confermando il suicidio; la richiesta venne respinta il 9 novembre dell’anno successivo. Il presidente della Colombia, Iván Duque, aveva nominato Guillermo Botero suo ministro della Difesa quando si verificarono questi eventi.  Mario era venuto in possesso di informazioni volte a denunciare irregolarità nelle operazioni militari dirette da Botero, legate alla morte di minori in un bombardamento diretto a presunti dissidenti delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia nel dipartimento di Caquetá. Ancora oggi, nel 2025, nessuno è riuscito, o forse nessuno ha voluto, far luce su un caso spinoso da gestire a livello internazionale. Pare più comodo per tutti insabbiare ogni cosa, gettare la vicenda nel dimenticatoio e far passare un operatore di pace come un suicida piuttosto che andare a scoprire mandanti ed esecutori di quello che, senza ombra di dubbio, è a tutti gli effetti un efferato delito. Non si arrendono, e mai lo faranno, amici e familiari di Mario, che continuano tutt’oggi a chiedere giustizia e con loro ci saranno tutte le persone che credono nella legalità, nella verità e nel rispetto della vita umana. Intanto una nuova udienza si attende, la battaglia per la verità prosegue. A non cedere il passo all’ingiustizia c’è da anni Anna Motta, madre del ragazzo, tutt’altro che intenzionata alla resa. La donna sarà ospite a Barba&Capelli nella puntata del prossimo giovedì quando, ai microfoni di Corrado Gabriele e Francesco Di Somma, aggiornerá sugli ultimi sviluppi della vicenda.

Articolo a cura di

Francesco Di Somma