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Autonomia Differenziata e Partitocrazia

Autonomia Differenziata e Partitocrazia

di Franco Cioffi,

http://Www.francocioffi.it

Il 23 gennaio 2024 è stato approvato al Senato il testo del disegno di legge sull’autonomia differenziata presentato dal Ministro Calderoli.

Adesso l’esame del testo passa alla Camera dei deputati.

Il progetto di legge costituisce attuazione di quanto disposto all’art. 116, ultimo comma, della Costituzione, ove è prevista la possibilità di conferire alle Regioni ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia.

 

Il nodo centrale della riforma

Il nodo centrale della riforma è costituito dalla necessità di assicurare i medesimi livelli qualitativi e quantitativi nell’erogazione delle prestazioni essenziali in tutto il territorio nazionale tenuto conto che, le regioni, potranno gestire i redditi di provenienza fiscale con maggiore autonomia destinandoli esclusivamente ai servizi erogati sui propri territori.

Disparità tra Nord e Sud

Si azzereranno quindi i trasferimenti economici compensativi tra le regioni più ricche del nord verso le regioni più povere del sud per il tramite dello Stato centrale.

Questo, nel breve periodo, potrà rappresentare un grave problema soprattutto relativamente alla quantità e qualità dell’erogazione delle prestazioni sociali come quelle sanitarie.

 

Le ripercussioni dell’autonomia differenziata

Si paventa quindi il rischio concreto di pesanti sperequazioni di diritti tra gli abitanti delle diverse regioni che andrebbero ulteriormente ad incrementare il già forte divario sociale ed economico tra le regioni del nord e il mezzogiorno d’Italia.

Però, come sempre avviene nelle difficoltà, questa riforma potrebbe rivelarsi un’opportunità perché costringerà le economie pubbliche e private delle regioni del sud a migliorare le proprie prestazioni organizzative al fine di allinearle ai migliori standards nazionali ed europei.

 

Criteri partitocratici

Condizione però propedeutica a questo possibile e fattibile scenario di sviluppo economico territoriale meridionale è la scelta (o creazione) di un’adeguata classe dirigente pubblica (tecnica e politica) selezionata sulla base di criteri meritocratici e non partitocratici.

Partitocrazia che da sempre rappresenta un pesante fardello sulla crescita del nostro Paese ma che negli ultimi anni è diventata ancor di più permeante e condizionante di tutti i settori della vita pubblica.

 

Una carenza di cultura d’impresa

Parimenti, considerata la diffusa carenza di cultura d’impresa che impatta negativamente sull’ottimizzazione della gestione delle imprese profit e no profit, sarebbe opportuno investire sulla formazione di manager specifici per le piccole e medie imprese che rappresentano l’ossatura portante del sistema economico privato non solo del sud Italia ma dell’intero paese.