© Barba e Capelli - L'informazione prima di tutti
HomeCulturaMatino: il carcere è duro, i neonati hanno il diritto di conoscere il mondo

Matino: il carcere è duro, i neonati hanno il diritto di conoscere il mondo

matino

Matino: il carcere è duro, i neonati hanno il diritto di conoscere il mondo

Così Don Gennaro Matino, teologo, questa mattina è intervenuto a Barba&Capelli, programma di Corrado Gabriele su Radio CRC. Matino ha continuato la sua riflessione: “quella che ha raccontato Siani è una storia davvero triste. Una madre che ha sbagliato e deve pagare, in qualche modo si porta dietro al suo percorso “criminale” anche la responsabilità di essere madre. Una madre è madre sempre a prescindere da tutto. La maternità dovrebbe essere vissuta in maniera indipendente da sua madre.

Matino ha posto anche un altro problema: quello della libertà dell’infante. Ha sostenuto, infatti, come sia necessario trovare percorsi alternativi per le neo-madri detenuti, in quanto ogni bambini abbiano la necessità e il diritto di vivere i primi anni in libertà: ” il bambino che è nato e i primi anni li fa in carcere, non viene privato in qualche modo di essere libero, di essere figlio? Qualcuno dice che fin dal grembo della madre le memorie restano impresse nella mente dei bambini”.

Don Matino su questo ha, poi, aggiunto: “capisco che il figlio a volte può essere anche un alibi, perché non mi  meraviglierei nemmeno di questo. Ricordate bene che Sophia Loren nei film di De Sica faceva figli per non andare in carcere.  Un bambino innocente il carcere non lo deve fare. È un segnale importante che il bambino fin quando cresce sostegno economico importante”.

Un auspicio finale, inoltre, sui fondi provenienti dal PNRR, che serviranno proprio per la formazione e l’inserimento dei ragazzi nel mondo del lavoro: “se fosse vero che gran parte del PNRR andrà alla rimodulazione dei percorsi di asilo, alla scuola, agli istituti tecnici, io penso che questo sia un buon segnale. I figli sono il nostro futuro e un paese senza figli sono un paese senza futuro”.

Giovanni Ruoppo